martedì, 04 settembre 2007 @ 08:58
Svolta

[...]
Ancora e sempre, anche se conosciamo il paesaggio dell'amore
e il piccolo cimitero coi suoi nomi che si lamentano,
anche se ci atterrisce il taciturno abisso ove scompaiono
gli altri: ancora e sempre usciamo in due
sotto gli alberi antichi, ancora e sempre ci sdraiamo
in mezzo ai fiori, di fronte al cielo.

- Rainer Maria Rilke -
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Categoria: poesia
lunedì, 11 giugno 2007 @ 16:34
Ahimè! Ah vita!

Ahimè! Ah vita! di queste domande che ricorrono,
degli infiniti cortei di senza fede, di città piene di sciocchi,
di me stesso che sempre mi rimprovero, (perchè chi più sciocco di me, e chi più senza fede?)
di occhi che invano bramano la luce, di meschini scopi, della battaglia sempre rinnovata,
dei poveri risultati di tutto, della folla che vedo sordida camminare a fatica attorno a me,
dei vuoti ed inutili anni degli altri, io con gli altri legato in tanti nodi,
la domanda, ahimè, la domanda così triste che ricorre - Che cosa c'è di buono in tutto questo, ahimè, ah vita?

Risposta
Che tu sei qui - che esiste la vita e l'individuo,
che il potente spettacolo continua, e tu puoi contribuirvi con un tuo verso.

- Walt Whitman -
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Categoria: poesia
giovedì, 12 aprile 2007 @ 12:35
Tu ne quaesieris, scire nefas, quem mihi, quem tibi
finem di dederint, Leuconoe, nec Babylonios
temptaris numeros. Ut melius, quidquid erit, pati.
Seu pluris hiemes seu tribuit Iuppiter ultimam,
quae nunc oppositis debilitat pumicibus mare
Tyrrhenum, sapias: vina liques, et spatio brevi
spem longam reseces. Dum loquimur, fugerit invida
aetas: carpe diem, quam minimum credula postero.


Ode XI tratta dal Libro I delle Odi di Orazio

Una delle materia che più mi affascinavano al liceo era la letteratura latina. Badate bene, parlo di letteratura. Perchè tutte quelle nozioni e regole grammaticali che si studiano nel biennio, erano quanto di più odioso ci potesse essere. Una vera e propria tortura. A posteriori ammetto che erano uno strumento quasi imprescindibile per la comprensione dei testi e per la loro versione. Ma...tant'è. Da assoluta profana in materia (non sono certo una latinista!), ho constatato come il tema della fugacità del tempo o dell'attimo fuggente venga ripreso da più autori e in periodi differenti. Sembra quasi una costante. Sicuramente è una tema che merita una disamina più approfondita. Purtroppo il tempo è tiranno soprattutto in queste settimane. Va a finire che i post gli scrivo a più riprese, perdendo il filo del discorso oppure lasciando monconi lì campati per aria.
Per chiudere riposto una versione di questi versi. Versione trovata in una delle antologie adoperate negli anni che furono...

Non chiedere, Leuconoe chè non si può conoscerlo, qual fine
abbiano a te a me segnata i Numi; nè scrutar le assirie
càbale. Oh quanto è meglio prendersi tutto come viene, in pace,
se molti anni ci assegna Giove, se questo l'ultimo sarà,
questo che or affatica l'onda tirrènia contro le scogliere!
Fa senno; filtra vini e tronca le speranze troppo lunghe
per così breve vita. Mentre parliamo, il tempo fugge.
Goditi il presente, e credi poco a quello che verrà.

Addendum: Due osservazioni, in breve. Tutti ci sofferimiamo sempre sul "Carpe diem!", non prendendo minimamente in considerazione le parole che lo precedono, e cioè "Dum loquimur, fugerit invida aetas...", secondo me con un significato molto più pregnante. In secondo luogo, vorrei osservare che il messaggio subliminale della poesia non è vivi alla giornata, quanto, piuttosto, vivi la giornata.

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Categoria: poesia
sabato, 31 marzo 2007 @ 18:02
Non dovrei avere paura a scrivere ciò che sento. Dovrei lasciare i miei pensieri fluire a briglia sciolta, che prendano forma attraverso le parole. Mi farebbe bene. Mi sarebbe d'aiuto. Perchè, come ebbi modo di dire tempo fa, a volte le parole non le dici, ma le scrivi soltanto per ricordarle a te stesso. Per fissare certe sensazioni o emozioni. Momenti. Anche se sai benissimo che ci sono delle cose che non si possono dimenticare. Mai. La mia paura (se così posso chiamarla) è di non riuscire a trovare le parole giuste, di non avere la lucidità necessaria per affrontare determinate questioni e metterle nero su bianco. E che, a causa di ciò, il tutto perda di valore, si svilisca. Ho paura che, alla fine, di tante parole non resti niente. Razionalmente so che non può succedere, perchè una cosa del genere capita solo quando l'anima non sente il soggetto esplicato da esse. Ma tant'è...

E se me ne andrò,
mentre tu sei ancora qui...
Sappi che io continuo a vivere,
vibrando con diversa intensità,
dietro un sottile velo che il tuo sguardo
non può attraversare.
Tu non mi vedrai:
devi quindi avere fede.
Io attenderò il momento in cui di nuovo
potremo liberarci assieme in volo,
entrambi sapendo che l'altro è lì accanto.
Fino ad allora, vivi nella pienezza della vita.
E quando avrai bisogno di me,
sussurra appena il mio nome nel tuo cuore
...e sarò lì.

Ascensione di Colleen Corah Hitchcock


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mercoledì, 27 dicembre 2006 @ 16:09
...un'altra poesia della cara Anne Heche, che ringrazio per avermi dato l'autorizzazione a postarla qui.
Non aggiungo altro...non voglio dare altre spiegazioni...


Mio padre tornava spesso di notte

il rumore dell'auto mi era amico

svaniva l'incubo di oscure grotte

solo del vento il suono antico

il sole danzava sul mare al mattino

giocare su un prato verde

non conoscevo il sapore del vino

non avrei mai conosciuto l'acido che perde

al Petit Lapin una cena

compivo gli anni in quella serata

di una vita ancora senza pena

a correre scalza sulla sabbia bagnata

mio padre aveva gli occhi grigi come il mare

parlava poco ma narrava fiabe incantate

le fiabe, le fiabe mi diventarono care

e le notti non erano mai ghiacciate

mio padre tornava spesso di notte

ma solo quando ero innocente

poi le stelle smarrirono le rotte

adesso lui è lassù e so che mi sente.

Anne Heche
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Categoria: poesia, ricordi
venerdì, 15 dicembre 2006 @ 09:21
Tre fiammiferi accesi uno per uno nella notte
Il primo per vederti tutto il viso
Il secondo per vederti gli occhi
L'ultimo per vedere la tua bocca
E tutto il buio per ricordarmi queste cose
Mentre ti stringo fra le braccia.


J. Prevert
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Categoria: poesia
venerdì, 01 dicembre 2006 @ 12:42
Questo amore
Così violento
Così fragile
Così tenero
Così disperato
Questo amore
Bello come il giorno
E cattivo come il tempo
Quando il tempo è cattivo
Questo amore così vero
Questo amore così bello
Così felice
Così gaio
E così beffardo
Tremante di paura come un bambino al buio
E così sicuro di sé
Come un uomo tranquillo nel cuore della notte
Questo amore che impauriva gli altri
Che li faceva parlare
Che li faceva impallidire
Questo amore spiato
Perché noi lo spiavamo
Perseguitato ferito calpestato ucciso negato dimenticato
Perché noi l'abbiamo perseguitato ferito calpestato ucciso negato dimenticato
Questo amore tutto intero
Ancora così vivo
E tutto soleggiato
È tuo
È mio
È stato quel che è stato
Questa cosa sempre nuova
E che non è mai cambiata
Vera come una pianta
Tremante come un uccello
Calda e viva come l'estate
noi possiamo tutti e due
Andare e ritornare
Noi possiamo dimenticare
E quindi riaddormentarci
Risvegliarci soffrire invecchiare
Addormentarci ancora
Sognare la morte
Svegliarci sorridere e ridere
E ringiovanire
Il nostro amore è là
Testardo come un asino
Vivo come il desiderio
Crudele come la memoria
Sciocco come i rimpianti
Tenero come il ricordo
Freddo come il marmo
Bello come il giorno
Fragile come un bambino
Ci guarda sorridendo
E ci parla senza dir nulla
E io tremante l'ascolto
E grido
Grido per te
Grido per me
Ti supplico
Per te per me per tutti coloro che si amano
E che si sono amati
Sì io gli grido
Per te per me e per tutti gli altri
Che non conosco
Fermati là
Là dove sei
Là dove sei stato altre volte
Fermati
Non muoverti
Non andartene
Noi che siamo amati
Noi t'abbiamo dimenticato
Tu non dimenticarci
Non avevamo che te sulla terra
Non lasciarci diventare gelidi
Anche se molto lontano sempre
E non importa dove
Dacci un segno di vita
Molto più tardi ai margini di un bosco
Nella foresta della memoria
Alzati subito
Tendici la mano
E salvaci.
J. Prevert
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Categoria: poesia
sabato, 18 novembre 2006 @ 16:45

Quando ho letto questa poesia... beh, è stato un amore a prima vista! I versi assumevano le forme più meravigliose, soffici, dirompenti...

Parla di un amore intenso, travolgente...

Mi ha emozionata e  riportata con la mente a ciò che il mio cuore provava in un ieri che sa ancora troppo di domani (si ritorna sempre lì...).


"Se io fossi un uomo col corpo sudato

ti amerei come non ho amato nessuna

con la rabbiosa foga di un soldato

che torna da una missione sulla luna

perchè di te io sono malato

ma saprei esser dolce con la tua pelle

e quando il sole se ne sarebbe andato

a lasciar campo allo splendore delle stelle

ti amerei la notte fino a sfinirti

darei il tuo nome a ogni cometa

e farei di tutto per stupirti

accarezzando il tuo corpo fatto di seta

io per te scalerei i colli più irti

e chiederei a una rondine di farti sua meta

perchè ancora e ancora vorrei stupirti

e ti manderei creazioni di creta

solo per te raccoglierei conchiglie

colmandole di ogni mia emozione

del mare antiche e sagge figlie

sarà la mia infinita esternazione

se fossi un uomo varcherei le soglie

che conducono all'eterno stupore

e se non mi volessi ti lascerei le spoglie

di un uomo morto per troppo amore."

Anneheche

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Categoria: poesia
venerdì, 17 novembre 2006 @ 15:39
E un adolescente disse: Parlaci dell'Amicizia.
E lui rispose dicendo:
Il vostro amico è il vostro bisogno saziato.
E' il campo che seminate con amore e mietete con riconoscenza.
E' la vostra mensa e il vostro focolare.
Poiché, affamati, vi rifugiate in lui e lo ricercate per la vostra pace.

Quando l'amico vi confida il suo pensiero, non negategli la vostra approvazione, né abbiate paura di contraddirlo.
E quando tace, il vostro cuore non smetta di ascoltare il suo cuore:
Nell'amicizia ogni pensiero, ogni desiderio, ogni attesa nasce in silenzio e viene condiviso con inesprimibile gioia.
Quando vi separate dall'amico non rattristatevi:
La sua assenza può chiarirvi ciò che in lui più amate, come allo scalatore la montagna è più chiara della pianura.
E non vi sia nell'amicizia altro scopo che l'approfondimento dello spirito.
Poiché l'amore che non cerca in tutti i modi lo schiudersi del proprio mistero non è amore, ma una rete lanciata in avanti e che afferra solo ciò che è vano.

E il meglio di voi sia per l'amico vostro.
Se lui dovrà conoscere il riflusso della vostra marea, fate che ne conosca anche la piena.
Quale amico è il vostro, per cercarlo nelle ore di morte?
Cercatelo sempre nelle ore di vita.
Poiché lui può colmare ogni vostro bisogno, ma non il vostro vuoto.
E condividete i piaceri sorridendo nella dolcezza dell'amicizia.
Poiché nella rugiada delle piccole cose il cuore ritrova il suo mattino e si ristora.

K. Gibran
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Categoria: poesia
mercoledì, 15 novembre 2006 @ 16:31
Un'arancia sul tavolo
Il tuo vestito sul tappeto
E nel mio letto, tu
Dolce dono del presente
Frescura della notte
Calore della mia vita.


J. Prevert
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Categoria: poesia