domenica, 18 novembre 2007 @ 13:38
Dov'è finito? Che fine ha fatto?
E' da un mese che non aggiorna il suo Blog.
Non minaccia le dimissioni da almeno una settimana.
Non partecipa a manifestazioni sportive.
Che stia facendo, finalmente, il suo lavoro di Ministro?
Ovviamente no!
Sul più bello ci ha rassicurati tutti dando segno della sua presenza querelando Beppe Grillo.


Aggiungo un'ultima cosa anche se non c'entra niente con il resto del post, ma che mi ha fatto sorridere (sì, lo so, mi accontento di poco...) in questa fredda e grigia domenica di fine novembre, in cui dovrei studiare tutt'altro.
Leggo ne "I limiti dell'interpretazione" di Umberto Eco:
Turbata libertà degli incanti non è un incipit poetico, tra rondismo ed ermetismo, sui fremiti di un'adolescenza delusa, bensì una fattispecie penale. Questo perché "incanto", nei testi normativi, significa "asta".
Non ci avevo mai pensato. Anzi: mai fatto caso.
Va bè.
Dopo questa, vado a studiare, va'.
Impresso su tela da Arwen06 | commenti (1)(popup) | commenti (1)
sabato, 16 giugno 2007 @ 09:00
[...] Mi sono accorta che per sentirmi meglio mi basta prendere un taxi e farmi portare da Tiffany. E' una cosa che mi calma subito, quel silenzio e quell'aria superba: non ci può capitare niente di brutto là dentro, non con quei cortesi signori vestiti così bene, con quel simpatico odore d'argento e di portafogli di coccodrillo. [...]

Truman Capote - Colazione da Tiffany



Per respirare un pò di atmosfera d'altri tempi. Mi sto chiedendo qual è il mio posto, il posto che mi calma appena ci metto piede, dove mi sento protetta e dove so che non potrà mai capirami niente di brutto. Ci sto pensando...
Impresso su tela da Arwen06 | commenti (5)(popup) | commenti (5)
Categoria: letture
giovedì, 08 febbraio 2007 @ 23:40

"Somewhere over the rainbow"...queste parole le ho scelte come sottotitolo del blog...queste sono le prime parole che ho scritto nel blog... E' una canzone a cui sono molto legata per un'infinità di ragioni che non starò qui ad elencare, anche perchè non finirei più e perchè non sarei capace di esprimere tutto a parole. Mi capita spesso e volentieri che proprio nel momento in cui avrei qualcosa di particolarmente importante o di sentito da scrivere o da dire...beh, che le parole mi "abbandonino", che non arrivino a farsi pronunciare...
Tornando alla canzone o, meglio, alle sue parole... Premetto che mi piace darle una versione con qualche piccola rivisitazione ad opera della sottoscritta.
Intanto c'è da dire che nasce per il film tratto dal libro "Il mago di Oz", di cui dobbiamo tener bene a mente la trama. In molti lo definiscono come appartenente al filone fantastico, semplicemente. Io, a  torto o a ragione, la vedo diversamente. Credo si tratti di un esperimento sui generis, a metà tra l’eredità del teatro dell’assurdo (Beckett e Ibsen) e il filone letterario del "fluss of conscioussness"...  Ciò mi permette di dire che Il mago di Oz è come una favola dove ogni lettore deve sentirsi libero di immaginare ciò che vuole vedere in quel mondo magico. E, come dico nella Prefazione, quando la canzone parla di un qualche posto sopra l’arcobaleno, in realtà si riferisce a quel posto dove ognuno di noi vaga con la sua fantasia, dove ci rifugiamo quando la realtà ci spaventa o ci fa male, o è solo noiosa. Oppure, quando parla di amici che si danno la mano e si dicono "come va?". Nulla impedisce loro di dirsi solo questo, ma osservandoli dall’alto possiamo immaginare che in realtà si dicono che si vogliono bene. Ma i due amici avranno colto anche questo aspetto? Difficile da credersi.
Il mago di Oz si basa essenzialmente sul concetto di un uomo che non riesce a vedere nel mondo che tristezza e desolazione. E che quindi si vuole allontanare da tutto questo, rifugiandosi in cielo. Ma quando è lassù si accorge che vivere non è così brutto come l’aveva percepito lui. Ecco che da quel rifugio dorato sente che il suo posto è lì, in mezzo agli altri, e che quel luogo sopra l’arcobaleno può essere solo un rifugio temporaneo dalle difficoltà. Temporaneo nel senso che i problemi vanno superati, e che bisogna crescere. E ci si riesce lasciando quel mondo fantastico che la nostra stessa mente ha creato, per realizzare i nostri sogni con accanto le persone che amiamo. Senza paura. Ma portando quel posto non da qualche parte sopra l’arcobaleno, semplicemente nel nostro cuore...

Da qualche parte sopra l’arcobaleno
Lassù, così in alto
Dove ci sogni su cui hai fantasticato
E che una volta hai pensato bene di racchiudere in una ninnananna
In qualche luogo sopra l’arcobaleno
Dove volano uccelli color turchese
Insieme ai sogni su cui hai fantasticato a lungo
Proprio quei sogni che sembrano essere ora diventati realtà
Un giorno, forse non così lontano, desidererò cavalcare una stella
Per svegliarmi dove le nuvole sono così distanti da me
Dove tutti i turbamenti, i dolori del mio cuore si sciolgono inesorabilmente, fino a che non ne rimane traccia
Sopra i comignoli delle case, dove tu mi troverai se solo mi cercherai
Da qualche parte sopra l’arcobaleno, gli uccelli turchesi volano
Insieme ai sogni che hai osato immaginare... oh, perché, oh perché anch’io non posso?
Ora davanti a me vedo anche cespugli di rose verdi e rosse,
Li accudirò fino al loro sbocciare, quando ci regaleranno il loro autentico splendore, solo per me e te
E mi fermo a riflettere su me stesso
Che mondo fantastico
Ora immagino cieli colorati di blu, così sereni, e nuvole bianche, così candide
E mi è chiara la sfavillante luminosità del giorno
A me che sono sempre piaciute le tenebre… e continuo a pensare a me stesso
Che mondo meraviglioso
I colori dell’arcobaleno, così vivaci in cielo,
Hanno dipinto anche i volti della gente che puoi incrociare per strada, sono diventati parte di loro
Laggiù riesco a vedere amici che si danno la mano
Mentre si sussurrano ‘come va?’
Ma in realtà quello che si stanno dicendo è... ti voglio bene
Sento il pianto dei bimbi, mentre li spio nel loro inesorabile crescere
Da quassù ho la consapevolezza che impareranno molto di più
Di quello che noi stessi sappiamo, che possiamo insegnare loro
E ancora mi soffermo a pensare a me
Che mondo fantastico
Un giorno, forse non molto lontano, desidererò cavalcare una stella
Per svegliarmi dove le nuvole sono così distanti da me
Dove tutti i turbamenti, i dolori del mio cuore si sciolgono inesorabilmente, fino a che non ne rimane traccia
Sopra i comignoli delle case, dove tu mi troverai se solo mi cercherai
Da qualche parte sopra l’arcobaleno, così in alto. Insieme ai sogni che hai osato immaginare... oh, perché, oh perché anch’io non posso?

...una traduzione meno letteraria...libera...

 

 

 

Impresso su tela da Arwen06 | commenti (3)(popup) | commenti (3)
giovedì, 01 febbraio 2007 @ 19:08
Un altro brano tratto da Oceanomare di Alessandro Baricco...

[
...] Lui pensa che da qualche parte, nel mondo, incontrerà un giorno una donna che, da sempre, è la sua donna. Ogni tanto si rammarica che il destino si ostini a farlo attendere con tanta indelicata tenacia, ma col tempo ha imparato a considerare la cosa con grande serenità.
Quasi ogni giorno, ormai da anni, prende la penna in mano e le scrive. Non ha nomi e non ha indirizzi da mettere sulle buste: ma ha una vita da raccontare. E a chi, se non a lei? Lui pensa che quando si incontreranno sarà bello posarle sul grembo una scatola di mogano piena di lettere e dirle "Ti aspettavo".
Lei aprirà la scatola e lentamente, quando vorrà, leggerà le lettere una ad una e risalendo un chilometrico filo d'inchiostro blu si prenderà gli anni - i giorni, gli istanti - che quell'uomo, prima ancora di conoscerla, già le aveva regalato. O forse, più semplicemente, capovolgerà la scatola e attonita davanti a quella buffa nevicata di lettere sorriderà dicendo a quell'uomo "Tu sei matto". E per sempre lo amerà. [...]

Impresso su tela da Arwen06 | commenti (12)(popup) | commenti (12)
Categoria: letture
martedì, 30 gennaio 2007 @ 16:42
[...] Ecco il mio segreto. E' molto semplice:
non si vede bene che col cuore.
L'essenziale è invisibile agli occhi. [...]

La storia del Piccolo Principe, di un bimbo dai capelli dorati che, arrivando dallo spazio, atterra direttamente nel bel mezzo del deserto. Egli è alla ricerca di un amico. Ben presto, però, si rivelerà l'amico che ognuno di noi vorrebbe avere al suo fianco, capace di un affetto totale, puro, incondizionato e sincero.
ll piccolo è scappato da un pianeta, di cui era il solo abitante, stanco dei capricci di una rosa. Ma sarà proprio la nostalgia per questo fiore che spingerà lo spingerà ad escogitare un modo per ritornare al suo pianeta...
Prima di tornare a "casa", però, farà molti incontri con strane e bizzarre persone e da questi incontri trarrà una moltitudine di utili insegnamenti.
Si può dire che in quegli incontri è rappresentata un pò tutta l'umanità, con i suoi limiti e i suoi difetti; incontri che invitano, senza ombra di dubbio, alla riflessione.
Un libro pensato per gli adulti, affinché capiscano quanto i bambini riescano a cogliere molte più cose rispetto a loro. Gli occhi di un bambino, insieme sua ingenuità, riescono a vedere laddove gli adulti non vedono più nulla, perchè tengono i loro cuori chiusi.
Uno dei momenti più significativi è l'incontro con la volpe... Struggente il momento in cui deve partire e lasciarla, dopo averla addomesticata:

[...] Così il piccolo principe addomesticò la volpe. E quando l'ora della partenza fu vicina:
"Ah!" disse la volpe, "Piangerò"
"La colpa è tua", disse il piccolo principe, "Io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…"
"E' vero", disse la volpe.
"Ma piangerai!" disse il piccolo principe.
"E' certo", disse la volpe.
"Ma allora che ci guadagni?"
"Ci guadagno", disse la volpe, " il colore del grano". [...]

Ma la volpe gli farà un "regalo" prima della partenza... Un regalo prezioso: gli svelerà un segreto...

[...] "E' il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante".
"Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa" [...]

...una semplice, ma per niente banale, metafora dell'amicizia: si può essere amici di tante persone, ma sono quelle con cui hai passato volutamente più tempo, con cui hai faticato, magari anche litigato, con le quali hai condiviso emozioni, ad essere davvero speciali ed uniche tra tante.
Questo libro riesce sempre ad emozionarmi e, al contempo, a farmi riflettere. E' semplice, ma non banale, intenso e dolce, a tratti struggente. Una tenera favola che regala serenità, ma non solo... Le metafore che vi sono contenute, infatti, offrono momenti di riflessione e una specie di ritorno ai valori veri della vita, se così si può dire. Valori che, spesso e volentieri, ce li dimentichiamo per strada.

[...] Tutti i grandi sono stati bambini una volta.
Ma pochi di essi se ne ricordano. [...]


Impresso su tela da Arwen06 | commenti (5)(popup) | commenti (5)
sabato, 27 gennaio 2007 @ 09:07
Questo è l'inferno. Oggi, ai nostri giorni, l'inferno deve essere così, una camera grande e vuota, e noi stanchi stare in piedi, e c'è un rubinetto che gocciola e l'acqua non si può bere, e noi aspettiamo qualcosa di certamente terribile e non succede niente e continua a non succedere niente. Come pensare? Non si può più pensare, è come essere già morti. Qualcuno si siede per terra. Il tempo passa goccia a goccia.

tratto da "Se questo è un uomo" di Primo Levi
Impresso su tela da Arwen06 | commenti (3)(popup) | commenti (3)
Categoria: letture
venerdì, 19 gennaio 2007 @ 17:56
[...]  "O animal grazïoso e benigno
che visitando vai per l'aere perso
noi che tignemmo il mondo di sanguigno,
se fosse amico il re de l'universo,
noi pregheremmo lui de la tua pace,
poi c'hai pietà del nostro mal perverso.
Di quel che udire e che parlar vi piace,
noi udiremo e parleremo a voi,
mentre che 'l vento, come fa, ci tace.
Siede la terra dove nata fui
su la marina dove 'l Po discende
per aver pace co' seguaci sui.
Amor, ch'al cor gentil ratto s'apprende,
prese costui de la bella persona
che mi fu tolta; e 'l modo ancor m'offende.
Amor, ch'a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m'abbandona.
Amor condusse noi ad una morte:
Caina attende chi a vita ci spense."
Queste parole da lor ci fuor porte.
Quand'io intesi quell'anime offense,
china' il viso e tanto il tenni basso,
in che 'l poeta mi disse: "Che pense?"
Quando rispuosi, cominciai: "Oh lasso,
quanti dolci pensier, quanto disio
menò costoro al doloroso passo!"
Poi mi rivolsi a loro e parla' io,
e cominciai: "Francesca, i tuoi martìri
a lagrimar mi fanno tristo e pio.
Ma dimmi: al tempo d'i dolci sospiri
a che e come concedette Amore
che conosceste i dubbiosi disiri?"
E quella a me: "Nessun maggior dolore
che ricordarsi del tempo felice
ne la miseria; e ciò sa 'l tuo dottore.
Ma s'a conoscer la prima radice
del nostro amor tu hai cotanto affetto,
dirò come colui che piange e dice.
Noi leggiavamo un giorno per diletto
di Lancialotto come amor lo strinse:
soli eravamo e sanza alcun sospetto.
Per più fïate li occhi ci sospinse
quella lettura, e scolorocci il viso;
ma solo un punto fu quel che ci vinse.
Quando leggemmo il disïato riso
esser basciato da cotanto amante,
questi, che mai da me non fia diviso,
la bocca mi basciò tutto tremante.
Galeotto fu 'l libro e chi lo scrisse:
quel giorno più non vi leggemmo avante".
Mentre che l'uno spirto questo disse,
l'altro piangëa; sì che di pietade
io venni men così com'io morisse.
E caddi come corpo morto cade.  [...]

La Divina Commedia, Inferno, Canto V
Impresso su tela da Arwen06 | commenti (4)(popup) | commenti (4)
Categoria: letture
giovedì, 11 gennaio 2007 @ 22:30

Una volta chiesi a Novecento a cosa diavolo pensava, mentre suonava, e cosa guardava, sempre fisso davanti a sé, e insomma dove finiva, con la testa, mentre le mani gli andavano avanti e indietro sui tasti. E lui mi disse: "Oggi son finito in un paese bellissimo, le donne avevano i capelli profumati, c'era luce dappertutto ed era pieno di tigri".
Viaggiava, lui.
E ogni volta finiva in un posto diverso: nel centro di Londra, su un treno in mezzo alla campagna, su una montagna così alta che la neve ti arrivava alla pancia, nella chiesa più grande del mondo, a contare le colonne e guardare in faccia i crocefissi. Viaggiava. Era difficile capire cosa mai potesse saperne lui di chiese, e di neve, e di tigri e... voglio dire, non c'era mai sceso, da quella nave, proprio mai, non era una palla, era tutto vero. Mai sceso. Eppure, era come se le avesse viste, tutte quelle cose. Novecento era uno che se tu gli dicevi "Una volta son stato a Parigi", lui ti chiedeva se avevi visto i giardini tal dei tali, e se avevi mangiato in quel dato posto, sapeva tutto, ti diceva "Quello che a me piace, laggiù, è aspettare il tramonto andando avanti e indietro sul Pont Neuf, e quando passano le chiatte, fermarmi e guardarle da sopra, e salutare con la mano".
"Novecento, ci sei mai stato a Parigi, tu?"
"No."
"E allora..."
"Cioè... sì."
"Sì cosa?"
"Parigi. "
Potevi pensare che era matto. Ma non era così semplice. Quando uno ti racconta con assoluta esattezza che odore c'è in Bertham Street, d'estate, quando ha appena smesso di piovere, non puoi pensare che è matto per la sola stupida ragione che in Bertham Street, lui, non c'è mai stato. Negli occhi di qualcuno, nelle parole di qualcuno, lui, quell'aria, l'aveva respirata davvero. A modo suo: ma davvero.

Questo brano è tratto da Novecento di Alessandro Baricco. Un racconto presentato sotto la forma del monologo che ruota intorno a Novecento, personaggio enigmatico e affascinante, nato e vissuto su un transatlantico. È come se con il suo pianoforte vivesse in una dimensione parallela: fuori dal tempo e dallo spazio. La natura lo ha dotato della capacità di suonare una musica  coinvolgente, ricca di mistero e a suo modo magica…sempre unica e non si ripete mai. Attraverso il contatto con i tasti riesce ad evocare i suoni della vita reale; vibrazioni che si trasformano davanti ai suoi occhi in immagini del mondo. Quel mondo che non ha mai potuto vedere. In questo caso è la musica, ma anche le altre arti regalano emozioni e suscitano profonde sensazioni. Mi riferisco, ad esempio,  alla danza. La scelta non è casuale…ha un suo perché… Ci sono persone che ti entrano dentro con un sorriso, altre che riescono ad emozionarti
per ciò che scrivono o per come si muovono o per come riescono a scavarti dentro con un semplice sguardo... Certe volte è come se si riuscisse a sentire con ogni atomo la persona che ci sta davanti ed è in quel momento che un’esplosione di emozione e sentimento (con il più vasto significato del termine) ci pervade, giungendo anche nell’angolino più buio ed isolato di noi stessi.
Ecco, una persona con i suoi passi di danza, del tutto estemporaneamente, è stata capace di trasmettermi tutto questo. Una persona che, come dico nella colonna qui a lato, riesce a far vedere che c’è ancora magia nel mondo e lo trasmette…
Quello che maggiormente mi ha colpita (non essendo un’esperta) è il lato espressivo della sua danza. Una grande musicalità…una facilità incredibile di utilizzare il corpo per esprimere emozioni, con movimenti fluidi che si trovano sempre al momento giusto, nel posto giusto. Una grande capacità di vibrare sulla melodia…quasi come se si lasciasse trapassare dall’emotività che la musica suscita…quasi come se fosse uno strumento che “suona” con il corpo.
Mi piace pensare che anche lui sia, in qualche modo, come Novecento e spero che non scenda mai da “quella” nave…

Impresso su tela da Arwen06 | commenti (13)(popup) | commenti (13)
giovedì, 07 dicembre 2006 @ 15:23

Perché nessuno possa dimenticare di quanto sarebbe bello se, per ogni mare che ci aspetta, ci fosse un fiume, per noi. E qualcuno - un padre, un amore, qualcuno - capace di prenderci per mano e di trovare quel fiume - immaginarlo, inventarlo - e sulla sua corrente posarci, con la leggerezza di una sola parola, addio. Questo, davvero, sarebbe meraviglioso. Sarebbe dolce, la vita, qualunque vita. E le cose non farebbero male, ma si avvicinerebbero portate dalla corrente, si potrebbe prima sfiorarle e poi toccarle e solo alla fine farsi toccare. Farsi ferire, anche. Morirne. Non importa. Ma tutto sarebbe, finalmente umano. Basterebbe la fantasia di qualcuno - un padre, un amore, qualcuno. Lui saprebbe inventarla una strada, qui, in mezzo a questo silenzio, in questa terra che non vuole parlare. Strada clemente, e bella. Una strada da qui al mare.


Brano tratto da Oceano Mare di Alessandro Baricco

Impresso su tela da Arwen06 | commenti (8)(popup) | commenti (8)
Categoria: letture
mercoledì, 22 novembre 2006 @ 11:55
Dal capitolo XXXIX di Gargantua e Pantagruele (F. Rabelais):

"Ecco dunque: quando ho ben veduto, riveduto, letto, riletto, ripassato e sfogliato le querele, citazioni, comparizioni, commissioni, informazioni, pregiudiziali, produzioni, allegazioni, interdetti, contraddetti, istanze, inchieste, repliche, duplicati, triplicati, scritture, biasimi, accuse, riserve, raccolte, confronti, contradditori, libelli, documenti apostoloci, lettere reali, compulsazioni, declinazioni, anticipatorie, evocazioni, invii, rinvii, conclusioni, non luogo a procedere, accomodamenti, rilievi, confessioni, atti e altrettali amminicoli e droghe, da una parte e dall'altra, come deve fare il buon giudice, allora poso da una parte della tavola del mio gabinetto, tutti gl'incartamenti dell'imputato e getto i dadi per lui dandogli la precedenza della sorte, come voialtri, Signori. Ciò fatto poso gl'incartamenti del querelante, come voialtri, Signori, dall'altra parte della tavola. E parimenti getto di nuovo i dadi.
- Ma, domandò Trincamella, da che cosa conoscete, amico mio, l'oscurità dei pretesi diritti delle parti contendenti?
- Come voialtri, Signori, rispose Brigliadoca, vale a dire quando vi sono molti incartamenti da una parte e dall'altra. E allora adopero i miei dadi più piccoli, come voialtri, Signori, secondo la legge. Possiedo anche dei dadi grossi ben belli e armoniosi che adopero, come voialtri, Signori, quando la materia è più liquida, vale a dire quando c'è meno incartamenti.
- Dopo ciò, come sentenziavate voi, amico mio? chiese Trincamella.
- Come voialtri, Signori, rispose Brigliadoca; do sentenza favorevole a colui che primo arriva al punto richiesto dalla sorte giudiziaria, tribuniana, pretoriale dei dadi. Così comanda il nostro diritto."

Secondo il vecchio giudice, il metodo del lancio dei dadi per decidere una controversia non ha mai fallito. Infatti, tutte le sentenze da lui pronunciate sono state sempre confermate dalla Corte d'Appello.
Come mai, quindi, si trova sottoposto ad un procedimento disciplinare? Perchè per una volta il metodo ha fallito... Ed ha fallito per una ragione di cui non ha colpa: non aveva più la vista buona e non è riuscito a distinguere correttamente i punti dei dadi!
Un giudice scrupoloso, che non ha fretta e non trascura nulla; che segue alla lettera tutte le procedure; che attende affinchè il processo arrivi alla "sua maturità". Dopodiché, si affida alla sorte per la decisione finale. Non so voi, ma io lo trovo assolutamente geniale!
Il magistrato giudicante è un essere umano, come tutti, ma si trova nella posizione di dover giudicare. Certo, non le persone, bensì i fatti. Questi fatti, però, incidono sulla vita delle persone, nel bene e nel male. Per un certo verso gli spetta un compito ingrato. Forse la figura del giudice di Rabelais sta ad indicare proprio questo: la presa di coscienza secondo cui non spetterebbe all'uomo emettere giudizi. Allora ci si affida alla sorte (si potrebbe interpretarla anche come un affidarsi alla volontà divina), con la convinzione che deciderà nel migliore dei modi.
Impresso su tela da Arwen06 | commenti (12)(popup) | commenti (12)
Categoria: letture