lunedì, 10 dicembre 2007 @ 18:38
Oggi
Giornata un po' frenetica. Quel tanto che basta.
"Odio i lunedì"
Mi sento anestetizzata. Come se guardassi le cose con distacco.
Passivamente.
Mi sento stanca.
E se penso a domani, mi viene da piangere.
Un'altra giornata tirata.
"Odio i lunedì"

Stasera
Qualcosa di nuovo prenderà posto sulla mensola in camera mia e mi farà compagnia.
Mi concederò una lunga doccia bollente e rilassante.
E, sì, non vedo l'ora di infilarmi sotto al piumone. Al caldo. Al sicuro.
Stasera
Che ogni tanto si ricordano di trasmettere un film con la effe maiuscola...
"Mi dispiace ragazzi. Non basterebbero nemmeno tutti i punti del mondo per ricucirmi. È finita. Mi metteranno nel negozio di pompe funebri di Fernandez sulla 109esima strada. Ho sempre saputo che prima o poi sarei finito lì, però molto più tardi di quanto pensava un sacco di gente. L'ultimo...dei Mohiricani. Beh, forse non proprio l'ultimo. Gail sarà una brava mamma, un nuovo e migliore Carlito Brigante. Spero che li userà per andarsene, quei soldi: in questa città non c'è posto per una che ha il cuore grande come il suo. Mi dispiace, amore, ho fatto quello che potevo, davvero... Non ti posso portare con me in questo viaggio... Me ne sto andando, lo sento. Ultimo giro di bevute, il bar sta chiudendo. Il sole se ne va. Dove andiamo per colazione? Non troppo lontano. Che nottata... Sono stanco, amore.
Stanco..."
[ Carlito's Way ]
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martedì, 27 febbraio 2007 @ 11:32
Tempo fa scrissi un post sul film "The Big Kahuna", riportando anche il monologo finale, di cui ora ho trovato il video...

Nel pomeriggio iniziano le lezioni dell'ultimo corso che seguirò nella mia carriera universitaria... Ho deciso di frequentarlo più per una forma di nostalgia precoce che per reale utilità. Ebbene sì, mi mancheranno tantissimo le corse da un'aula all'altra, l'arrivare in anticipo per prendere posto, le esercitazioni durante le quali bisognava partecipare attivamente, le interminabili ricerche per trovare parcheggio, i parcheggi "selvaggi", le multe per divieto di sosta (sì, mi mancheranno pure quelle, ai miei che le pagavano un pò meno...), le passeggiate dall'università in centro, soprattutto nelle giornate primaverili, assistere alle sfilate di moda in biblioteca da parte dei fighetti e scoprire le ultime tendenze modaiole senza bisogno di consultare riviste specializzate, lo studio in biblioteca che poi si finiva con il non studiare per niente perchè si era in pausa caffè continua, le feste universitarie... E potrei continuare all'infinito. Il bello è che più mi avvicino alla fine e più ho le idee confuse sul da farsi. Mah...sono in attesa di un'illuminazione  dall'alto, speriamo arrivi quanto prima. Per ora chiudo con un passo del monologo (solo per conforto, eh?!):

[...] Non sentirti in colpa se non sai cosa vuoi fare della tua vita. Le persone più interessanti che conosco a ventidue anni non sapevano che fare della loro vita. I quarantenni più interessanti che conosco ancora non lo sanno.[...]
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giovedì, 08 febbraio 2007 @ 23:40

"Somewhere over the rainbow"...queste parole le ho scelte come sottotitolo del blog...queste sono le prime parole che ho scritto nel blog... E' una canzone a cui sono molto legata per un'infinità di ragioni che non starò qui ad elencare, anche perchè non finirei più e perchè non sarei capace di esprimere tutto a parole. Mi capita spesso e volentieri che proprio nel momento in cui avrei qualcosa di particolarmente importante o di sentito da scrivere o da dire...beh, che le parole mi "abbandonino", che non arrivino a farsi pronunciare...
Tornando alla canzone o, meglio, alle sue parole... Premetto che mi piace darle una versione con qualche piccola rivisitazione ad opera della sottoscritta.
Intanto c'è da dire che nasce per il film tratto dal libro "Il mago di Oz", di cui dobbiamo tener bene a mente la trama. In molti lo definiscono come appartenente al filone fantastico, semplicemente. Io, a  torto o a ragione, la vedo diversamente. Credo si tratti di un esperimento sui generis, a metà tra l’eredità del teatro dell’assurdo (Beckett e Ibsen) e il filone letterario del "fluss of conscioussness"...  Ciò mi permette di dire che Il mago di Oz è come una favola dove ogni lettore deve sentirsi libero di immaginare ciò che vuole vedere in quel mondo magico. E, come dico nella Prefazione, quando la canzone parla di un qualche posto sopra l’arcobaleno, in realtà si riferisce a quel posto dove ognuno di noi vaga con la sua fantasia, dove ci rifugiamo quando la realtà ci spaventa o ci fa male, o è solo noiosa. Oppure, quando parla di amici che si danno la mano e si dicono "come va?". Nulla impedisce loro di dirsi solo questo, ma osservandoli dall’alto possiamo immaginare che in realtà si dicono che si vogliono bene. Ma i due amici avranno colto anche questo aspetto? Difficile da credersi.
Il mago di Oz si basa essenzialmente sul concetto di un uomo che non riesce a vedere nel mondo che tristezza e desolazione. E che quindi si vuole allontanare da tutto questo, rifugiandosi in cielo. Ma quando è lassù si accorge che vivere non è così brutto come l’aveva percepito lui. Ecco che da quel rifugio dorato sente che il suo posto è lì, in mezzo agli altri, e che quel luogo sopra l’arcobaleno può essere solo un rifugio temporaneo dalle difficoltà. Temporaneo nel senso che i problemi vanno superati, e che bisogna crescere. E ci si riesce lasciando quel mondo fantastico che la nostra stessa mente ha creato, per realizzare i nostri sogni con accanto le persone che amiamo. Senza paura. Ma portando quel posto non da qualche parte sopra l’arcobaleno, semplicemente nel nostro cuore...

Da qualche parte sopra l’arcobaleno
Lassù, così in alto
Dove ci sogni su cui hai fantasticato
E che una volta hai pensato bene di racchiudere in una ninnananna
In qualche luogo sopra l’arcobaleno
Dove volano uccelli color turchese
Insieme ai sogni su cui hai fantasticato a lungo
Proprio quei sogni che sembrano essere ora diventati realtà
Un giorno, forse non così lontano, desidererò cavalcare una stella
Per svegliarmi dove le nuvole sono così distanti da me
Dove tutti i turbamenti, i dolori del mio cuore si sciolgono inesorabilmente, fino a che non ne rimane traccia
Sopra i comignoli delle case, dove tu mi troverai se solo mi cercherai
Da qualche parte sopra l’arcobaleno, gli uccelli turchesi volano
Insieme ai sogni che hai osato immaginare... oh, perché, oh perché anch’io non posso?
Ora davanti a me vedo anche cespugli di rose verdi e rosse,
Li accudirò fino al loro sbocciare, quando ci regaleranno il loro autentico splendore, solo per me e te
E mi fermo a riflettere su me stesso
Che mondo fantastico
Ora immagino cieli colorati di blu, così sereni, e nuvole bianche, così candide
E mi è chiara la sfavillante luminosità del giorno
A me che sono sempre piaciute le tenebre… e continuo a pensare a me stesso
Che mondo meraviglioso
I colori dell’arcobaleno, così vivaci in cielo,
Hanno dipinto anche i volti della gente che puoi incrociare per strada, sono diventati parte di loro
Laggiù riesco a vedere amici che si danno la mano
Mentre si sussurrano ‘come va?’
Ma in realtà quello che si stanno dicendo è... ti voglio bene
Sento il pianto dei bimbi, mentre li spio nel loro inesorabile crescere
Da quassù ho la consapevolezza che impareranno molto di più
Di quello che noi stessi sappiamo, che possiamo insegnare loro
E ancora mi soffermo a pensare a me
Che mondo fantastico
Un giorno, forse non molto lontano, desidererò cavalcare una stella
Per svegliarmi dove le nuvole sono così distanti da me
Dove tutti i turbamenti, i dolori del mio cuore si sciolgono inesorabilmente, fino a che non ne rimane traccia
Sopra i comignoli delle case, dove tu mi troverai se solo mi cercherai
Da qualche parte sopra l’arcobaleno, così in alto. Insieme ai sogni che hai osato immaginare... oh, perché, oh perché anch’io non posso?

...una traduzione meno letteraria...libera...

 

 

 

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domenica, 04 febbraio 2007 @ 19:53
Ho imparato a inserire foto, canzoni e video nei post... Sono compiaciuta per questo traguardo raggiunto. A onor del vero, tempo fa ho postato il primo video, ma era senza testo. Ora c'è stata l'ulteriore evoluzione: testo + video!
Per l'occasione (l'evento va festeggiato) ho scelto un video tratto da uno dei miei film preferiti: Point Break, un film denso di emozioni e ricco di scene mozzafiato.
Ma...ogni volta che vedo questa scena, sento i brividi percorrermi la schiena...


[Purtroppo non l'ho trovata in lingua originale.]



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Categoria: cinema
venerdì, 26 gennaio 2007 @ 13:27
...sempre Ligabue...sempre Radiofreccia...


Credo nelle rovesciate di Bonimba, e nei riff di Keith Richards.
Credo al doppio suono di campanello del padrone di casa, che vuole l'affitto ogni primo del mese.
Credo che ognuno di noi si meriterebbe di avere una madre e un padre che siano decenti con lui almeno finché non si sta in piedi.
Credo che un'Inter come quella di Corso, Mazzola e Suarez non ci sarà mai più, ma non è detto che non ce ne saranno altre belle in maniera diversa.
Credo che non sia tutto qua, però prima di credere in qualcos'altro bisogna fare i conti con quello che c'è qua, e allora mi sa che crederò prima o poi in qualche dio.
Credo che se mai avrò una famiglia sarà dura tirare avanti con trecento mila al mese, però credo anche, che se non leccherò culi come fa il mio caporeparto difficilmente cambieranno le cose.
Credo che c'ho un buco grosso dentro, ma anche che, il rock'n'roll, qualche amichetta, il calcio, qualche soddisfazione sul lavoro, le stronzate con gli amici, ogni tanto questo buco me lo riempiono.
Credo che la voglia di scappare da un paese con ventimila abitanti vuol dire che hai voglia di scappare da te stesso, e credo che da te non ci scappi neanche se sei Eddie Merckx.
Credo che non è giusto giudicare la vita degli altri, perché comunque non puoi sapere proprio un cazzo della vita degli altri.

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Categoria: musica, cinema
sabato, 02 dicembre 2006 @ 17:35
"Cosa mi piace del diritto?
Che qualche volta diventi parte integrante della giustizia applicata alla realtà."

Queste sono le parole pronunciate da Andy Beckett (Tom Hanks) durante la sua deposizione nel procedimento contro gli ex datori di lavoro. Il prestigioso studio legale di Philadelphia, presso cui esercitava, l’ha licenziato adducendo quale motivazione lo scarso rendimento. In realtà, il giovane e brillante avvocato è stato allontanato per la sua omosessualità e per aver contratto l’aids. Inizia, così, la sua battaglia contro la discriminazione, il pregiudizio, l’emarginazione, l’ignoranza e l’ipocrisia. Unita alla battaglia contro la malattia, che lentamente, ma inesorabilmente, lo sta consumando.

Un film di denuncia sociale, che non lascia indifferente chi lo guarda, non solo per le tematiche affrontate, ma anche per il corpo narrativo e le interpretazioni cariche di pathos di Hanks e  Washington.

Che dire della scena in cui Andy esce dallo studio dell’avvocato Miller (interpretato da Washington), dopo l’ennesimo rifiuto di assistenza legale, dopo l'ennesima porta sbattuta in faccia, e tramite il suo sguardo riesce a trasmettere tutta la sua disperazione…tutta la sua solitudine. In sottofondo riecheggiano le note di “Streets of Philadelphia” di Spiringsteen…il protagonista, stringendosi nel cappotto, se ne va sconfortato, ma di certo non rassegnato.

Toccata nel profondo dalla scena in cui Andy, attaccato alla flebo, canta/recita con trasporto ed emozione l'aria tratta dalla Boheme “La mamma morta” e la sua voce si sovrappone a quella della Callas. In quel momento si legge sul suo volto l’espressione di un uomo distrutto, ma che, nonostante la fine si stia avvicinando, non perde la voglia di vivere, di far valere i suoi diritti di individuo e la sua dignità, più volte calpestata.

Sulle struggenti note di Philadelphia di Neil Young scorrono le immagini finali, in cui si vede Andy in vari momenti della sua infanzia insieme alla famiglia. famiglia che gli è sempre stata accanto, che l'ha sostenuto e incoraggiato in ogni suo passo.

Un eccelso esempio di unione familiare, oltre che di amore incondizionato per la vita e per tutto ciò che gli uomini possono rappresentare; a sottolieare al tempo stesso la potenza del lato radioso dell’amore, rispetto alla sterilità della sopraffazione, dell’odio, della discriminazione dell’uomo verso l’uomo.

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Categoria: cinema
lunedì, 13 novembre 2006 @ 18:54
The Big Kahuna... un film davvero interessante, anche se un pò "claustrofobico" (quasi tutto il film si svolge in una stanza d'albergo)!
La storia dei venditori e del "grande colpo" come metafora della vita e dell'evoluzione personale. Si passa dall'illusione di avere la verità alla consapevolezza che, a un certo punto, il "chi siamo e dove vogliamo andare" è più importante del "cosa siamo e del cosa facciamo".  Arrivando al meraviglioso monologo finale di Danny Devito sull'amicizia, l'onestà, il carattere e il rammarico.
C'è chi ritiene che la propria vita sia giusta e perfetta per il solo fatto che segue delle regole; mentre per altri la perfezione risiede nella consapevolezza della propria umanità, seguendo i propri sentimenti e discernendo tra chi ne ha e chi, invece, no. Sentimenti che non fanno caso alle etichette o ai "comportamenti socialmente accettati", ma guardano, piuttosto, le cose come sono e le persone per quel che sono.
Solo l'onestà con sè stessi e la lucidità di cogliere la differenza tra essere e sembrare...

"Goditi potere e bellezza della tua gioventù. Non ci pensare.
Il potere di bellezza e gioventù lo capirai solo una volta appassite.
Ma credimi tra vent'anni guarderai quelle tue vecchie foto.
E in un modo che non puoi immaginare adesso.

Quante possibilità avevi di fronte
e che aspetto magnifico avevi!
Non eri per niente grasso come ti sembrava.

Non preoccuparti del futuro.
Oppure preoccupati ma sapendo che questo ti aiuta quanto masticare un chewing-gum per risolvere un'equazione algebrica.

I veri problemi della vita saranno sicuramente cose che non ti erano mai passate per la mente, di quelle che ti pigliano di sorpresa alle quattro di un pigro martedì pomeriggio.

Fa' una cosa ogni giorno che sei spaventato: canta!

Non essere crudele col cuore degli altri.
Non tollerare la gente che è crudele col tuo.

Lavati i denti.

Non perdere tempo con l'invidia: a volte sei in testa, a volte resti indietro.
La corsa è lunga e, alla fine, è solo con te stesso.

Ricorda i complimenti che ricevi, scordati gli insulti.
Se ci riesci veramente, dimmi come si fa...

Conserva tutte le vecchie lettere d'amore,
butta i vecchi estratti-conto.

Rilassati!

Non sentirti in colpa se non sai cosa vuoi fare della tua vita.
Le persone più interessanti che conosco a ventidue anni non sapevano che fare della loro vita.
I quarantenni più interessanti che conosco ancora non lo sanno.

Prendi molto calcio.

Sii gentile con le tue ginocchia,
quando saranno partite ti mancheranno.

Forse ti sposerai o forse no.
Forse avrai figli o forse no.
Forse divorzierai a quarant'anni.
Forse ballerai con lei al settantacinquesimo anniversario di matrimonio.
Comunque vada, non congratularti troppo con te stesso,
ma non rimproverarti neanche: le tue scelte sono scommesse,
come quelle di chiunque altro.

Goditi il tuo corpo,
usalo in tutti i modi che puoi,
senza paura e senza temere quel che pensa la gente.
E' il più grande strumento che potrai mai avere.

Balla!
Anche se il solo posto che hai per farlo è il tuo soggiorno.

Leggi le istruzioni, anche se poi non le seguirai.
Non leggere le riviste di bellezza:
ti faranno solo sentire orrendo.

Cerca di conoscere i tuoi genitori,
non puoi sapere quando se ne andranno per sempre.
Tratta bene i tuoi fratelli,
sono il miglior legame con il passato
e quelli che più probabilmente avranno cura di te in futuro.

Renditi conto che gli amici vanno e vengono,
ma alcuni, i più preziosi, rimarranno.
Datti da fare per colmare le distanze geografiche e gli stili di vita,
perché più diventi vecchio, più hai bisogno delle persone che conoscevi da giovane.

Vivi a New York per un po', ma lasciala prima che ti indurisca.
Vivi anche in California per un po', ma lasciala prima che ti rammollisca.

Non fare pasticci con i capelli: se no, quando avrai quarant'anni, sembreranno di un ottantacinquenne.

Sii cauto nell'accettare consigli,
ma sii paziente con chi li dispensa.
I consigli sono una forma di nostalgia.
Dispensarli è un modo di ripescare il passato dal dimenticatoio,
ripulirlo, passare la vernice sulle parti più brutte
e riciclarlo per più di quel che valga.

Ma accetta il consiglio... per questa volta."
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Categoria: cinema