Dal capitolo XXXIX di Gargantua e Pantagruele (F. Rabelais):
"Ecco dunque: quando ho ben veduto, riveduto, letto, riletto, ripassato e sfogliato le querele, citazioni, comparizioni, commissioni, informazioni, pregiudiziali, produzioni, allegazioni, interdetti, contraddetti, istanze, inchieste, repliche, duplicati, triplicati, scritture, biasimi, accuse, riserve, raccolte, confronti, contradditori, libelli, documenti apostoloci, lettere reali, compulsazioni, declinazioni, anticipatorie, evocazioni, invii, rinvii, conclusioni, non luogo a procedere, accomodamenti, rilievi, confessioni, atti e altrettali amminicoli e droghe, da una parte e dall'altra, come deve fare il buon giudice, allora poso da una parte della tavola del mio gabinetto, tutti gl'incartamenti dell'imputato e getto i dadi per lui dandogli la precedenza della sorte, come voialtri, Signori. Ciò fatto poso gl'incartamenti del querelante, come voialtri, Signori, dall'altra parte della tavola. E parimenti getto di nuovo i dadi.
- Ma, domandò Trincamella, da che cosa conoscete, amico mio, l'oscurità dei pretesi diritti delle parti contendenti?
- Come voialtri, Signori, rispose Brigliadoca, vale a dire quando vi sono molti incartamenti da una parte e dall'altra. E allora adopero i miei dadi più piccoli, come voialtri, Signori, secondo la legge. Possiedo anche dei dadi grossi ben belli e armoniosi che adopero, come voialtri, Signori, quando la materia è più liquida, vale a dire quando c'è meno incartamenti.
- Dopo ciò, come sentenziavate voi, amico mio? chiese Trincamella.
- Come voialtri, Signori, rispose Brigliadoca; do sentenza favorevole a colui che primo arriva al punto richiesto dalla sorte giudiziaria, tribuniana, pretoriale dei dadi. Così comanda il nostro diritto."
Secondo il vecchio giudice, il metodo del lancio dei dadi per decidere una controversia non ha mai fallito. Infatti, tutte le sentenze da lui pronunciate sono state sempre confermate dalla Corte d'Appello.
Come mai, quindi, si trova sottoposto ad un procedimento disciplinare? Perchè per una volta il metodo ha fallito... Ed ha fallito per una ragione di cui non ha colpa: non aveva più la vista buona e non è riuscito a distinguere correttamente i punti dei dadi!
Un giudice scrupoloso, che non ha fretta e non trascura nulla; che segue alla lettera tutte le procedure; che attende affinchè il processo arrivi alla "sua maturità". Dopodiché, si affida alla sorte per la decisione finale. Non so voi, ma io lo trovo assolutamente geniale!
Il magistrato giudicante è un essere umano, come tutti, ma si trova nella posizione di dover giudicare. Certo, non le persone, bensì i fatti. Questi fatti, però, incidono sulla vita delle persone, nel bene e nel male. Per un certo verso gli spetta un compito ingrato. Forse la figura del giudice di Rabelais sta ad indicare proprio questo: la presa di coscienza secondo cui non spetterebbe all'uomo emettere giudizi. Allora ci si affida alla sorte (si potrebbe interpretarla anche come un affidarsi alla volontà divina), con la convinzione che deciderà nel migliore dei modi.